Il drago che non sapeva sputare fuoco
Sulla Montagna Rossa vivevano i draghi più focosi del mondo. Sputavano fiamme per accendere il camino, per cuocere le castagne e anche, a dire il vero, per darsi un po' di arie.
Poi c'era Bruno.
Bruno era un draghetto verde con le ali ancora corte. Quando provava a sputare fuoco, gonfiava le guance, chiudeva gli occhi, soffiava fortissimo e…
Blop. Blop. Blop.
Bolle di sapone. Grandi, lucide, con dentro tutti i colori dell'arcobaleno.
Gli altri draghetti ridevano.
— Bruno fa il bagnetto! Bruno fa le bolle!
Bruno ci provava ogni giorno. Mangiava peperoncini. Beveva tè bollente. Faceva la ginnastica del fuoco che gli aveva insegnato la nonna. Ma niente: solo bolle.
Così, un po' alla volta, smise di soffiare. Teneva la bocca chiusa e volava da solo, in fondo alla valle.
Un pomeriggio d'estate, un fulmine cadde sul bosco ai piedi della montagna. Gli alberi secchi presero fuoco in un attimo. Le fiamme salivano veloci verso le tane dei draghi.
— Presto! — gridarono i grandi. — Spegniamolo!
Ma come si spegne un incendio, se sai fare solo altro fuoco? I draghi soffiavano, e le fiamme diventavano più alte.
Bruno guardava da lontano. Aveva paura. Ma aveva anche un'idea.
Volò sopra il bosco, gonfiò le guance più che poteva, e soffiò.
Uscì una bolla enorme, grande come una casa. Poi un'altra. Poi cento. Scendevano sulle fiamme e plof! scoppiavano in una pioggia fresca e schiumosa. Plof! Plof! Plof!
Bruno soffiò finché non gli girò la testa. E quando riaprì gli occhi, il fuoco era spento. Il bosco fumava piano, tutto coperto di schiuma bianca, e profumava di pulito.
Nessuno rideva più.
— Bruno — disse il capo dei draghi, con la voce un po' roca — di fuoco, qui, ne abbiamo fin troppo. Di bolle, invece, ne avevamo proprio bisogno.
Da quel giorno Bruno fu nominato Guardiano del Bosco. E la sera, quando i draghetti non riuscivano a dormire, gli chiedevano tutti la stessa cosa:
— Bruno, ce ne fai una? Una sola, grande grande?