La bambina che aggiustava gli orologi

  • 9+ anni
  • 4 min di lettura
  • Magia

Ada aveva dieci anni e passava i pomeriggi nella bottega di suo nonno, che di mestiere aggiustava orologi.

La bottega era stretta e alta, piena di ticchettii. C'erano orologi a cucù, sveglie con i campanelli, orologi da taschino con la catenella. Ognuno batteva il suo tempo, e insieme facevano un rumore come di pioggia leggera.

Il nonno le aveva insegnato tutto: le molle, le ruote dentate, il bilanciere che va e viene come un cuore piccolissimo.

— Un orologio non è mai rotto davvero — diceva. — Ha solo dimenticato come si fa. Tu devi ricordarglielo.

Un giorno d'inverno il nonno si ammalò, e la bottega restò chiusa. Ada aveva le chiavi. Ci andava lo stesso, dopo la scuola, a dare la corda agli orologi perché non si sentissero soli.

Fu così che trovò la scatola.

Era in fondo all'ultimo cassetto, avvolta in un panno blu. Dentro c'era un orologio da taschino d'argento, con il vetro graffiato. Ada lo caricò. L'orologio partì.

Ma le lancette giravano al contrario.

Ada lo guardò, incuriosita. Poi alzò gli occhi, e la bottega non era più la stessa.

Era più luminosa. Il bancone era nuovo. E dietro il bancone c'era un ragazzo magro, con un ciuffo ribelle e gli occhi di suo nonno, che cercava di rimontare una sveglia e sbagliava tutto.

— Accidenti! — borbottava. — Non ci riuscirò mai.

Ada capì. Quello era il nonno, tanti anni prima. E quella era la sua prima sveglia.

— Hai messo la ruota grande al posto di quella piccola — disse.

Il ragazzo sobbalzò. La guardò. Poi guardò la sveglia.

— È vero!

Lavorarono insieme, fianco a fianco, finché la sveglia fece drin. Il ragazzo rise, e aveva la stessa risata che Ada conosceva.

— Chi ti ha insegnato? — le chiese.

— Uno bravo — disse Ada. — Uno che dice che gli orologi non sono mai rotti davvero.

— Bella, questa. Me la segno.

L'orologio d'argento, nella mano di Ada, rallentò. Le lancette si fermarono un istante. La bottega tornò stretta, vecchia, piena di ticchettii.

Ada rimase ferma a lungo. Avrebbe potuto aprire l'orologio e aggiustarlo: capiva già qual era la molla montata al rovescio. Oppure avrebbe potuto caricarlo di nuovo, e poi ancora, e restare per sempre in quei pomeriggi lontani.

Lo avvolse nel panno blu e lo rimise nel cassetto.

Poi corse a casa, salì le scale due gradini alla volta e si sedette sul letto del nonno.

— Nonno, mi racconti della tua prima sveglia?

Il nonno aprì gli occhi e sorrise, sorpreso.

— E tu come fai a sapere della sveglia?

— Me l'ha detto un orologio — disse Ada.

Fuori nevicava. Il nonno cominciò a raccontare. E Ada, che avrebbe potuto tornare indietro tutte le volte che voleva, pensò che il momento più bello era proprio quello: adesso.

Ancora una?

La volpe che contava le stelle

Ogni sera la piccola volpe Nina prova a contare tutte le stelle del cielo. Ma le stelle sono tante, e gli occhi si fanno pesanti…

  • 3–5 anni
  • 3 min
  • Animali