Il riccio e la coperta di foglie
Nel bosco era arrivato l'autunno. L'aria pizzicava il naso e la sera scendeva presto.
Il riccio Tobia aveva freddo. Brrr!
— Mi serve una coperta — disse. — Una coperta bella calda per dormire.
Andò dallo scoiattolo.
— Scoiattolo, mi presti la tua coperta?
— Volentieri! — disse lo scoiattolo. E gli diede la sua coperta di muschio.
Ma appena Tobia ci si arrotolò dentro… zac! Le sue spine la bucarono tutta.
— Oh no — disse Tobia. — Scusami tanto.
Andò dalla coniglietta.
— Coniglietta, mi presti la tua coperta?
— Certo! — disse la coniglietta. E gli diede la sua coperta di lana soffice.
Ma appena Tobia ci si arrotolò dentro… zac! Le spine si impigliarono dappertutto.
— Oh no — disse Tobia. — Nessuna coperta va bene per un riccio.
Si sedette sotto la grande quercia, triste e infreddolito.
Proprio in quel momento il vento soffiò tra i rami. Fffff…
E dalla quercia cominciarono a cadere le foglie. Gialle, rosse, arancioni. Una, dieci, cento foglie! Scendevano piano, girando su se stesse, e si posavano tutte intorno a Tobia.
Il riccio fece una capriola. Le foglie si infilarono tra le sue spine e ci rimasero, una sopra l'altra, morbide e asciutte.
— Ma questa… questa è una coperta! — rise Tobia. — Una coperta che non si buca!
Si scavò un nido tra le radici della quercia, tutto avvolto nelle sue foglie colorate. Era caldo. Era morbido. Profumava di bosco.
— Grazie, quercia — sussurrò.
La quercia fece cadere un'ultima foglia, proprio sul suo naso.
E Tobia chiuse gli occhi, al calduccio, fino a primavera.