Le due lumache e la montagna
In fondo a un orto, sotto una foglia di insalata, vivevano due lumache: Olmo e Gelsa.
Erano amiche da sempre. E da sempre guardavano la montagna in fondo al campo, con la punta che toccava le nuvole.
— Chissà che cosa si vede da lassù — diceva Gelsa.
— Andiamo a scoprirlo — disse un giorno Olmo.
Il merlo, che ascoltava dal ramo, scoppiò a ridere.
— Voi due? In cima alla montagna? Ci metterete cent'anni!
— Allora è meglio partire subito — rispose Gelsa.
E partirono.
Il primo giorno attraversarono l'orto. Il secondo, il sentiero di ghiaia. Il terzo giorno piovve, e per le lumache fu una festa.
Poi cominciò la salita.
A metà strada, Olmo si fermò.
— Sono stanco. Il guscio pesa. Tu vai avanti, io torno a casa.
Gelsa si fermò accanto a lui.
— Io senza di te non vado da nessuna parte. Riposiamo. E mentre riposiamo, ti racconto una storia.
Gliela raccontò. Era una storia buffa, e Olmo rise così tanto che la stanchezza gli passò.
Più in alto, fu Gelsa a fermarsi. Davanti a loro c'era un ruscello, e lei aveva paura dell'acqua che correva.
— Non ce la faccio, Olmo.
Olmo guardò a destra, guardò a sinistra, e vide un rametto caduto da una riva all'altra.
— Vado prima io — disse. — Tu segui la mia scia. Dove passo io, è sicuro.
E così fecero: una davanti, una dietro, una scia d'argento sopra l'acqua.
Passarono i giorni. Passarono le settimane. Le foglie cambiarono colore.
E una mattina, senza quasi accorgersene, non ci fu più salita.
Erano in cima.
Sotto di loro c'era il mondo: i campi come fazzoletti, il fiume come un nastro, e laggiù, minuscolo, il loro orto.
— Guarda — sussurrò Gelsa. — Quella è la nostra foglia di insalata.
Rimasero zitte a lungo, vicine vicine.
— Sai una cosa? — disse Olmo. — La vista è bellissima. Ma la parte più bella è stata la strada.
— Perché c'eri tu — disse Gelsa.
E il merlo, che era volato fin lassù in un minuto per vedere come andava a finire, quella volta non rise per niente.